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Embracing Minimalist Lifestyle

He’ll want to use your yacht, and I don’t want this thing smelling like fish. Steve Holt! No! I was ashamed to be SEEN with you. I like being with you. Marry me. It’s called ‘taking advantage.’ It’s what gets you ahead in life. I’m a monster. Army had half a day. I don’t criticize you! And if you’re worried about criticism, sometimes a diet is the best defense. I’m afraid I just blue myself. First place chick is hot, but has an attitude, doesn’t date magicians. Really? Did nothing… Read More

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Fear Of The Light

He’ll want to use your yacht, and I don’t want this thing smelling like fish. Steve Holt! No! I was ashamed to be SEEN with you. I like being with you. Marry me. It’s called ‘taking advantage.’ It’s what gets you ahead in life. I’m a monster. Army had half a day. I don’t criticize you! And if you’re worried about criticism, sometimes a diet is the best defense. I’m afraid I just blue myself. First place chick is hot, but has an attitude, doesn’t date magicians. Really? Did nothing… Read More

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Ideas For Home Style

He’ll want to use your yacht, and I don’t want this thing smelling like fish. Steve Holt! No! I was ashamed to be SEEN with you. I like being with you. Marry me. It’s called ‘taking advantage.’ It’s what gets you ahead in life. I’m a monster. Army had half a day. I don’t criticize you! And if you’re worried about criticism, sometimes a diet is the best defense. I’m afraid I just blue myself. First place chick is hot, but has an attitude, doesn’t date magicians. Really? Did nothing… Read More

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10 Outfit Ideas For 2016

He’ll want to use your yacht, and I don’t want this thing smelling like fish. Steve Holt! No! I was ashamed to be SEEN with you. I like being with you. Marry me. It’s called ‘taking advantage.’ It’s what gets you ahead in life. I’m a monster. Army had half a day. I don’t criticize you! And if you’re worried about criticism, sometimes a diet is the best defense. I’m afraid I just blue myself. First place chick is hot, but has an attitude, doesn’t date magicians. Really? Did nothing… Read More

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nuove immagini

a nostra Nao però, armata di fotocamera, ha sfidato il freddo e il gelo per scovare la bellezza di un mondo innevato. Per ritrovare un po’ della nostra infanzia e ammirare la dama bianca ancora una volta con gli occhi stupefatti di un bambino.
Armatevi di stivali e guanti, si parte alla scoperta di un mondo incantato.
 
         
                                   Parco di Yoyogi durante la grande nevicata a Tokyo di due settimane fa
 
 
   Tempio Meiji ammantato di neve
                                             Una Miko del tempio Meiji cammina sotto la neve
 
 

Da poco finiti i lavori di ristrutturazione, la Stazione di Tokyo si sveglia così.
 
 Fontana ghiacciata nel Parco di Hibiya
 

Il regno di Ghiaccio  protetto dal Fuji San, lago di Yamanaka a Yamanashi.
 
 Parco di  Saiko.
 

La neve rimasta ad un angolo di strada davanti alla stazione di Higashikitazawa.
Se volete scoprire altre meraviglie unitevi a questo gruppo su Facebook. https://www.facebook.com/groups/737028339697022/?ref=br_rs
 
Betty & Nao from Tokyo

Post con immagini

Freddo record e neve in tutto il Giappone. Per me cresciuta al sole e al calduccio del sud Italia questo inverno sembra non finire mai. Da adulti la neve perde la sua magia e diventa una grande seccatura.
La nostra Nao però, armata di fotocamera, ha sfidato il freddo e il gelo per scovare la bellezza di un mondo innevato. Per ritrovare un po’ della nostra infanzia e ammirare la dama bianca ancora una volta con gli occhi stupefatti di un bambino.
Armatevi di stivali e guanti, si parte alla scoperta di un mondo incantato.
 
         
                                   Parco di Yoyogi durante la grande nevicata a Tokyo di due settimane fa
 
 
   Tempio Meiji ammantato di neve
                                             Una Miko del tempio Meiji cammina sotto la neve
 
 

Da poco finiti i lavori di ristrutturazione, la Stazione di Tokyo si sveglia così.
 
 Fontana ghiacciata nel Parco di Hibiya
 

Il regno di Ghiaccio  protetto dal Fuji San, lago di Yamanaka a Yamanashi.
 
 Parco di  Saiko.
 

La neve rimasta ad un angolo di strada davanti alla stazione di Higashikitazawa.
Se volete scoprire altre meraviglie unitevi a questo gruppo su Facebook. https://www.facebook.com/groups/737028339697022/?ref=br_rs
 
Betty & Nao from Tokyo

101 motivi
10. La Madeleine

“Troviamo di tutto nella nostra memoria: è una specie di farmacia, di laboratorio chimico, dove si mettono le mani a caso, ora su una droga calmante, ora su un veleno pericoloso.”

Così scriveva Marcel Proust della memoria, una enorme farmacia dove poter trovare la pace o la dannazione eterna. Ricordate l’episodio della madeleine in cui l’autore racconta come il sapore di quel dolce inzuppato nel tè lo faccia partire in un viaggio a ritroso nel tempo?

Ho avuto la stessa esperienza un paio di giorni fa, nel mio caso non è stata una madeleine, ma un giocattolo.

L’ho scovato su un sito di roba usata su internet, ancora in confezione anche se impolverato.

Sono delle paperelle a corda, mamma papera e tre paperotti legati a lei da una cordicella rossa, nulla di complicato, un banale gioco ormai passato di moda.

Quando ho aperto il pacchetto e ho scoperto la confezione sono tornata indietro nel tempo. Non è stato un passaggio dolcemente piacevole, è stato un vortice violento e spietato che mi ha strappato a questa realtà e mi ha gettato nella mia infanzia.

 

Io non ho frequentato l’asilo. Ogni mattina quando mamma andava a lavoro mi lasciava a casa dei nonni.

Via Gino Capponi, la seconda villetta a schiera a due piani, l’enorme cancello, le aiuole del giardino, la palma piantata quando nacque mio zio diventata più alta della casa stessa, il cespuglio di margherite da cui prendevo sempre qualche foglia da regalare alle lumache che uscivano puntualmente dopo la pioggia, il pergolato che si caricava dei grappoli del glicine a maggio, la cuccia di Ras, l’ultimo cane che i nonni avevano avuto, ancora lì vuota, il tavolo e le sedie di plastica che lavavano con la pompa d’acqua quando arrivava la primavera e si poteva stare fuori, e la casa che sapeva di casa, umida anche in estate, che la mattina odorava del caffè latte in cui nonno inzuppava le fette biscottate, io che mi sistemavo in poltrona a guardare Super Vicky e aspettavo di uscire con nonna a fare la spesa.

Verso le nove Nonno prendeva il suo 126 e andava alla sezione dei mutilati. Combattè durante la seconda Guerra Mondiale, era un carrista Nonno Mario. Nell’esercito giudò il carro armato, e secondo me guidava il suo maggiolino allo stesso modo. Fu mandato in Africa a Tobruch, una granata lo colpì e tornò a casa senza un occhio e con una medaglia al valore. Stando a quello che diceva mio padre da qualche parte nonna in casa conservava ancora l’attestato al merito firmato dal Generale Rommel. Stando al nonno non si sa dove l’abbiano messo, non è stato più ritrovato. Nonno Mario all’apparenza era tutto tranne che un eroe di guerra, di poche parole, rideva molto e dormiva tanto. Era solito cantarmi canzoncine in dialetto poco adatte ad una bambina ma che a me piacevano tanto.

Ho trascorso la mia infanzia con nonna Alba, io porto il suo nome. La nostra mattinata iniziava così: dopo aver salutato il nonno, andavamo al piano di sopra e io l’ aiutavo a sistemare casa. Verso le dieci uscivamo per andare a fare la spesa. Era sempre lo stesso giro, ma era felicemente confortante tornare negli stessi negozi e ripercorrere il tragitto fatto il giorno prima; la merceria di Mafalda e l’odore dei fustini dei detersivi dove adoravo scovare le sorprese che di tanto in tanto uscivano, Mario il fruttivendolo che mi salutava sempre con una carezza sulla guancia e il profumo della rosetta con la mortadella comprata all’alimentari pochi metri dopo, l’ovetto kinder avuto in cambio del resto da Carletto e l’edicola dove nonna passava per comprare libri nuovi.

Era un giorno come tanti e durante il nostro giro passammo in piazza Incoronazione di fronte a un piccolo tabacchi che vendeva anche giocattoli e lì, in vetrina, vidi quelle paperelle.

Chiesi a nonna di comprarmele e lei mi disse che non aveva abbastanza soldi con sè quel giorno.

Tornammo a casa ma io avevo ancora il pensiero fermo a quel giochino.

Quel pomeriggio dopo essere tornata a casa con mamma andai di nascosto all’ingresso e presi dei soldi dalla sua borsa attaccata all’uomo in piedi (era così che noi chiamavamo l’appendiabiti “Uomo in piedi” (^^) ).

Non ricordo di preciso quanto, forse cinque mila lire, non saprei. Fatto sta che la mattina dopo glieli diedi a nonna dicendo: “Così adesso hai i soldi per comprarmi il giocattolo”.

Ricordo la sorpresa sul viso di nonna quando mi chiese la provenienza di quei soldi e io candidamente le confessai il mio reato.

Nonna poi lo disse a mia madre e lei mi rimproverò per aver preso i soldi senza permesso, ma le paperelle alla fine me le hanno comprate lo stesso.

Pensavo di fare una cosa buona, dare i soldi a nonna che non ne aveva abbastanza, anche se erano per fare un regalo a me.

E’ stato emotivamente devastante riavere di nuovo in mano quel giocattolo, le lacrime sono scese senza freni al ricordo dei miei nonni e di quell’episodio. Credo lo ricordi ancora anche mia madre.

Quelle paperelle sono state per me come le madeleine per Proust, la chiave per aprire un ricordo.

Troppo spesso dimentichiamo il passato, troppo spesso dimentichiamo chi siamo stati e chi ci ha amato.

Anche se alcune persone non ci sono più, continuano a vivere in noi. Facciamo tesoro dei nostri ricordi perchè solo così faremo tesoro anche dei nostri amori.

 

101 motivi
9. La voglia di cadere

Non amo fare i puzzle, ci vuole troppo tempo e troppa pazienza. Arrivo sempre al punto in cui mi restano pochi pezzi eppure non riesco a completarlo. Ne prendo uno, un altro, poi un altro ancora. Nulla, quel dannato pezzo non si incastra.

Io sono quel pezzo, il Giappone è il puzzle.

In questi anni, testarda ci ho provato a adattarmi. A fare giochini con me stessa, a darmi ultimatum, a continuare a ripetere “Magari le cose migliorano” a aspettare qualcosa che potesse aiutarmi a farmi sentire meno inadeguata. Ma le cose non sono cambiate, io resto sempre quel pezzo che non si incastra.

Perchè ho continuato a restare? Per paura. Meglio avere qualcosa di sicuro che affrontare un salto nel buio e rischiare di precipitare.

“La vertigine è qualcosa di diverso dalla paura di cadere. La vertigine è la voce del vuoto sotto di noi che ci attira, che ci alletta, è il desiderio di cadere, dal quale ci difendiamo con paura.”

Il primo a dirlo non fu Jovanotti ma Milan Kundera.

Lessi “L’insostenibile leggerezza dell’essere” che avevo vent’anni, in un periodo della mia vita in cui quelle uniche certezze che avevo stavano svanendo una ad una. E anzichè andare avanti restavo ferma, immobile ad aspettare.

Ho vissuto allo stesso modo da quando è nato mio figlio, in attesa… troppa la paura di spiccare il volo.

Fino a quando ho deciso di smettere di aspettare.

Ho iniziato a pianificare il mio ritorno in Italia in una maniera meticolosamente nazista. Perchè così faccio, io programmo tutto, anche l’inevitabile.

Settimana scorsa sono riuscita a prenotare il biglietto di per l’Italia. Il 4 di luglio arriverò a Roma e sarà il primo passo verso un nuovo inizio. Eppure… non funziona così.

Non è che non appena varcherò il suolo Italiano come per magia avrò risolto ogni mio problema. Gli incantesimi alla “bibidi babidi boo” funzionano solo per Cenerentola non per noi comuni mortali.

Non si cambia la propria vita sistemandola pezzo per pezzo chiamando questo percorso “guarigione”.

I social sono pieni di post che all’inno #healing propongono innovative cure per ritrovare la pace interiore e stronzate simili. La risposta ai miei problemi non la trovo su Instagram.

Puoi cambiare la tua vita quando inizi a essere ciò che sei.

Chi sono io?

La donna soffocata che sono diventata o la ragazza vivace e creativa che ero a vent’anni?

Sono entrambe le cose, ma non finisco qui.

Le persone non cambiano.

E’ vero gli altri non cambiano, ma io sì.

Io posso cambiare, posso cambiare la mia vita in modo da diventare la persona che voglio essere: una persona che non ha più paura di cadere.

Perchè se non cado non volo.